Introduzione
Il 23 maggio 1969, un attentato esplosivo devastò un centro commerciale a Milano, provocando la morte di 17 persone e ferendo più di 80. La strage di Piazza Fontana, come venne chiamata, restò per anni un enigma, segnato da una serie di omicidi, sparizioni e scandali che lasciarono il paese sconvolto. Il caso più complesso della storia italiana, 7 donne per una strage, racconta la storia di sette donne che, a partire dalle loro perenti richieste di verità e giustizia, unirono le proprie azioni per raggiungere un obiettivo comune: smascherare i responsabli di quel tragico evento e mettere fine alla persecuzione dei militanti di destre.
Chi erano le 7 donne?
Le donne coinvolate in questo caso furono:
- Giuliana Conforto: una femminista ed ex preso politico che, per anni, dichiarò ai carabinieri di aver visto il giudice Alessandrini insieme a due agenti della finanza al locale "Omicron" il 18 maggio 1969.
- Elena Dagradi: una socialista e avvocata che, nel 1971, propose una risoluzione in parlamento sulla strage di Piazza Fontana per chiarire l’esistenza dell’inchiesta.
- Maria Auriti: ex partigiana e socialista, fu espulsa al comitato esecutivo del PSIL, a causa delle sue lamentele ai colleghi per l’inesistenza di un’inchiesta, e decise in seguito di scriverne un articolo per un giornale.
- Ida Mucchetti da Sticciano: una femminista e spogliarellista, partecipò al MFP (Movement dei Fascisti Primitivi) con altre sette donne.
- Patrizia Spaccaterra: un’antifascista che partecipò al movimento del MFP.
- Cattarossa Rosetta : una politica proveniente dallo Speso e avvocato, a causa della presenza del nome "Cattarossa" nella lista, non era sua ma a quella di altri 20 partecipanti.
- Silvia Barosi: anch’ella avvocato
La strage e le sue conseguenze
La strage di Piazza Fontana, un attentato dinamitardo, fu compiuto da membri della destra filofascista, probabilmente appartenenti alla-loggia di Propaganda Due (P2) della massoneria italiana, guidata dal generale del Cesi. Il caso fu inizialmente attribuito ai terroristi di sinistra, per discreditar l’opposizione di sinistra all’allora presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat. Le conseguenze di questa strage furono disastrose: oltre 17 persone persero la vita e più di 80 rimasero ferite. Gli accusati di sinistra, arrestati e processati, subirono torture e umiliazioni, spesso senza alcuna accusa validissima. Nel corso degli anni, ad alcune di queste donne vennero inoltre tolte le loro dignità da condannate usando deroghe, accuse sulla loro condotta e raccomandazioni ingiuste pubbliche perché si calcolava era l’unico modo possibili per che non fossero accusate dell’accusa.