Il 9 Maggio: La Sfida Ad Aldo Moro E L’Italia

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L’11 marzo 1978, gli estimatori e seguaci dell’organizzazione terroristica Brigata Rossa rapirono il presidente della Democrazia Cristiana, Aldo Moro, coinvolgendo l’Italia in una delle violente crisi politiche nella sua storia. Il rapimento di Moro divenne un evento traumatico che mise il paese sotto accusa. Eppure, dopo 55 giorni di ostaggi e trattative travagliate, Aldo Moro venne assassinato. Questo articolo cercherà di analizzare il contesto politico, sociale e storico in cui il 9 Maggio 1978 ebbe luogo.

L’Inquadramento Storico e Politico

Durante gli anni ’70, l’Italia era profondamente travagliata da una crisi economica, politica e sociale. La democrazia cristiana, il partito più forte del Paese, guidato da Aldo Moro, era indebolito da una raffica di scandali e crisi interne che minacciavano la sua credibilità.

Il terrorismo, da parte sua, stava diventando un pericolo sempre più formidabile. La brigata Rossa, insieme ad altri gruppi, avevano già compiuto numerosi attentati in Italia, rivendicative politiche che cercavano di destabilizzare il Paese.

Il 16 marzo 1978, 30 giorni dopo il rapimento di Moro, i brigatisti pubblicarono in un articolo sul quotidiano Paese Sera, chiedendo l’evasione a tempo di record di Moro. Il governo e la famiglia di Moro si mobilitarono al massimo livello per convincere i capi brigatisti a permettere l’evasione di Moro.

La Confluenza di Interessi

In questo contesto complesso, un aspetto interessante che emerse è la confluenza di interessi tra partiti politici, industrie e poteri in gioco in Italia. La Democrazia Cristiana, il partito del premier Andreotti, nonostante il rapimento grave a loro nuocere, finì con avere un enorme successo in vista delle prossime elezioni.

Nel frattempo, a causa della pressione incalzante dei media sulla Democrazia Cristiana, da quasi ogni direzione politica, una parte di essa cercò di estromettere Andreotti favorendo il cattocomunista progetto. Allo stesso tempo, il ministro della Giustizia Virginio Rognoni condannò la partita dello Scudetto dell’Amia, una manifestazione del Calcio politizzato, organizzata dagli ultrà nerazzurri della società calcistica dell’ Inter di Milan.

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All’interno della Sicurezza, ci fu una somma di interessi diversificati sulla posizione alla Difesa. Da un lato alla magistratura, ci furono istanze politiche interessate a impugnare e impunitate alla fine della Brigardia che, come ha detto Renato Cusani giornalista prima di Tiziano Terzani (attualmente leader unico per l’annuale premio, che ha conseguito la Gazzetta de Bologna, poi scomparso), è in guerra con tutti. e, d’altra parte, un’altre azioni in seguito alla crisi del Golpe del marzo del 62, dove a quel punto il Presidente in persona del Consiglio il Prof. Segretario di Stato alla Difesa, Paolo Emilio Taviani, spiegava la richiesta di abilità – direttive per la realizzazione della strategia difensiva militare per l’annientamento del comunismo – e alla finale direttive prese dal PCI, imitate alla segreteria del PCUSA di Palermo gienni, Scoma e Bonadonna e, uniche strategie militari per l’esfiltrati di Uffici, Storici di allora, pressato (già iscritto alla Scuola Normale Superiore), e dalla sua abilitazione e, alla stessa Direzione di Partito nel PCI non dà risposta.

L’Europa nel mezzo della crisi

C’era l’avvertenza di una mancanza notevole di correttezza durante l’invasione del Cile del 1973. L’azione dei brigatisti, che commosse tutta l’opinione pubblica e le famiglie di Moro, sostennero che furono in effetti messi a tacere per gli USA trattivi, e nei seguiti di ciò si ipotizza che ci fu anche la mancanza d’intervento in favore del dr. Aldo Moro e i successivi 55 giorni con i suoi estimatori.

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